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		<title>Acb</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 22:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[food styling]]></category>

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		<description><![CDATA[ACB lettering (case study logo) ACB lettering, è il progetto studiato ad hoc per il logo del mio progetto. È stato realizzato per stimolare la vista e legare l&#8217;immagine del... <a class="read-more" href="http://www.parliamocibi.com/2011/11/acb/">Read The Rest &#8594;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ACB lettering (case study logo)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-196" title="A_ita" src="http://www.parliamocibi.com/wp/wp-content/uploads/2011/11/A_ita1.jpg" alt="" width="680" height="453" /></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">ACB lettering, è il progetto studiato ad hoc per il logo del mio progetto. È stato realizzato per stimolare la vista e legare l&#8217;immagine del cibo alla propria lingua madre. Ho infatti creato le lettere con il cibo che in italiano/francese/inglese iniziassero con quella suddetta lettera. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Italiano</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">A: arachidi, arancia, aglio</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">B: broccoli, banana, bietole</span></span></p>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: small;">C: cipolla, cavoletti, cetriolo</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Francese</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">A: <span style="color: #000000;">asperge, aubergine, artichaut</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">B: <span style="color: #000000;">blé, betterave</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">C:<span style="color: #000000;">citron,champignon,céleri</span> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">inglese:</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">A: apple, almond, avocado</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">B: <span style="color: #000000;">blueberry, bilberry, bean</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">C:corn, carrot, cous cous</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Food styling: Linda Troni</span></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Photo by Chiara Racheli </span></span></p>
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		<title>FederCulture</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 16:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collaborations]]></category>

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		<description><![CDATA[Personalizza il tuo Muffin per FederCulture Questo progetto, realizzato nel Dicembre 2010, è stato pensato per l&#8217;inaugurazione della mostra dei vincitori della IV edizione &#8220;Centro Periferia &#8221; , presso Teatro dei... <a class="read-more" href="http://www.parliamocibi.com/2011/09/federculture/">Read The Rest &#8594;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Personalizza il tuo Muffin per FederCulture</strong></p>
<p><a href="http://www.parliamocibi.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/federculture.jpg"><img class="size-large wp-image-112 aligncenter" title="parliamocibi_federculture_1" src="http://www.parliamocibi.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/federculture-674x450.jpg" alt="" width="674" height="450" /></a></p>
<p>Questo progetto, realizzato nel Dicembre 2010, è stato pensato per l&#8217;inaugurazione della mostra dei vincitori della IV edizione &#8220;Centro Periferia &#8221; , presso Teatro dei Dioscuri, Roma.</p>
<p>Sul grande tavolo centrale erano disposti muffin colorati senza glassatura; i partecipanti all&#8217;evento avevano a disposizione diversi sac à poche con glasse colorate e potevano scegliere tra innumerevoli codette, praline multicolore e piccole decorazioni commestibili per costumizzare il proprio muffin.</p>
<p>un catering interattivo, colorato e divertente che ha stimolato la creatività dei partecipanti: chi era arrivato per vedere una mostra si è ritrovato nel suo piccolo a fare la parte dell&#8217;artista!</p>
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		<title>Tea for two</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 16:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fashion Food]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sapore del passato Manca qualcosa, qualcuno con cui condividere il piacere del sapore, ma non importa perchè è come se ci fosse. L&#8217;universalità del cibo e la sua dinamica... <a class="read-more" href="http://www.parliamocibi.com/2011/09/tea-for-two/">Read The Rest &#8594;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il sapore del passato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parliamocibi.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/essen_01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-99" title="parliamocibi_tea-for-two" src="http://www.parliamocibi.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/essen_01.jpg" alt="" width="620" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Manca qualcosa, qualcuno con cui condividere il piacere del sapore, ma non importa perchè è come se ci fosse. L&#8217;universalità del cibo e la sua dinamica ciclica e codificata si concretizza in una funzione fondamentale: mantenere in vita il ricordo di una persona che non c&#8217;è più, o creare il ricordo di una persona che non c&#8217;è mai stata. Nel teatro del ricordo chi non c&#8217;è più può rivivere attraverso la forza del pensiero e chi non c&#8217;è mai stato può finalmente trovare una caratterizzazione umana e metareale attraverso la definizione di quelli che sarebbero stati i suoi gusti: un dialogo che diventa possibile attraverso il linguaggio del cibo e della condivisione. Questo è il racconto di una giornata particolare, di una donna alla ricerca di qualcuno che la accompagni. Alla fine lei  offrirà al suo ospite una pietanza dal sapore forte e deciso, le pappardelle al cinghiale e ordinerà  per sè un piatto di cappelletti in brodo.</p>
<p>I cappelletti contengono un climax di ricordi indelebili e mi rispediscono a quando abitavo in campagna e la nonna passava ore e ore a cucinare per la famiglia, con tutto l&#8217;amore di cui era capace e con una pazienza e una cura “vintage”.  Se associo al cibo la parola vintage infatti, penso al tempo, alla memoria. Uno degli elementi fondamentali del rapporto dialettico fra uomo e cibo è rappresentato dal tempo. Tempo come “spazio” fisico, mentale e sociale dedicato al rapporto complesso con il cibo, in tutte le sue dimensioni, tempo come preparazione, consumo e condivisione di esso, e come tempo dedicato alla scelta delle materie prime e alla loro trasformazione. Il fatto di dedicare un adeguato e significativo spazio al cibo e ai rituali che ruotano attorno ad esso rappresenta un tratto distintivo della way of life che ci hanno tramandato i nostri genitori e i nostri nonni.</p>
<p style="text-align: justify;">
Il tempo però è anche quello delle stagioni e della memoria. Ogni momento dell’anno è caratterizzato da colori, sapori, profumi diversi. Un altro aspetto “vintage” del cibo e della sua fruizione, è la convivialità. I momenti di incontro, sia interni che esterni al nucleo familiare, sono molto spesso legati al cibo e alla sua fruizione, al fatto di essere “seduti attorno ad una tavola”, al rito del mangiare. Preparare il cibo, scambiarlo, consumarlo con altre persone, condividendone il piacere e i segreti, rappresenta una delle principali manifestazioni di un modo di vivere che fa parte della nostra tradizione, che dà valore ai rapporti, al tempo dedicato all’altro, al buono e al bello delle esperienze sensoriali. Rappresenta anche un’attenzione, che oggi più che mai si tenta di riprendere a pieno, verso la trasmissione del sapere, delle tradizioni culinarie proprie dei diversi luoghi e delle diverse culture fra le generazioni. Di seguito condivido La ricetta simbolo dei miei ricordi, esattamente come mi insegnò mia nonna, senza omettere quei piccoli segretucci che la rendono speciale.</p>
<p>Cappelletti in brodo della nonna</p>
<p>ingredienti:<br />
per la sfoglia<br />
⁃    4 uova<br />
⁃    400 g di farina<br />
⁃    olio<br />
⁃    sale<br />
per il ripieno<br />
⁃    100 g di petto di pollo<br />
⁃    100 g pezzetto di vitello<br />
⁃    100 g polpa di maiale<br />
⁃    1 salsiccia<br />
⁃    100 g di prosciutto crudo<br />
⁃    1 cipollina<br />
⁃    1 chiodo di garofano<br />
⁃    mezza carota<br />
⁃    1 gambo di sedano<br />
⁃    1 uovo<br />
⁃    100 g di formaggio grana grattugiato<br />
⁃    olio<br />
⁃    burro<br />
⁃    sale<br />
⁃    pepe<br />
⁃    noce moscata<br />
per la cottura<br />
⁃    brodo di carne</p>
<p><em>Procedimento:</em><br />
La domenica mattina alle nove scendevo giu dalla scale e raggiungevo l&#8217;appartamento della nonna.  Appena mi vedeva iniziava i preparativi: prendeva una grande asse di legno e la poggiava sul tavolo della cucina, al centro della quale poneva tutta la farina a formare una montagnola. Al centro della montagnola poi faceva un cratere con le mani, all&#8217;interno del quale lavorava la farina e le uova con un pizzico di sale e un filo d&#8217;olio e impastava fino ad ottenere una massa che non si appiccicava alle mani. Movimenti sapienti ed energici tecnicamente perfetti facevano in modo che tutto si amalgamasse alla perfezione, e si otteneva una palla che lei metteva nell&#8217;insalatiera a fiori a riposare, coperta da uno strofinaccio. Ne rubavo sempre un pezzettino e ricordo che facevo in modo di essere scoperta. Mi piaceva essere sgridata per quel furtarello, mia nonna mi ammoniva col sorriso e in cambio della pasta cruda mi dava dava un biscotto o mi rompeva qualche nocciola.</p>
<p style="text-align: justify;">
Nel frattempo, in una pentola, faceva rosolare le carni per il ripieno con olio e burro per un&#8217;ora, insieme a mezza carota intera, un gambo di sedano dell&#8217;orto e a una cipollina nella quale aveva steccato un chiodo di garofano. A volte quest&#8217;ultima operazione la faceva fare a me. Ogni tanto controllavamo che la carne non si asciugasse troppo, in tal caso bastava aggiungere un po&#8217; d&#8217;acqua. Una volta cotto (ci voleva un&#8217;oretta, durante la quale giocavo con il gatto e facevo le domande dei perchè quello e dei  perchè questo) prendeva tutte le carni e le passava nel tritacarne, mentre le verdure venivano messe da parte e schiacciate tutte insieme in una terrina. Le avrebbe mangiate il nonno alla sera, con un po&#8217; di maionese. Io intanto giravo la manovella del tritacarne e ammiravo come  entrasse in un modo e uscisse in un altro e ogni tanto, anche di questa ne mangiavo un pezzettino, e nonostante non fosse stata ancora aggiustata di sale era buona lo stesso. La nonna poi prendeva la bacinella grande, vi metteva tutto il trito e vi aggiungeva il parmigiano,il sale, il pepe e la noce moscata, che dà quel tocco speciale al ripieno, e infine le uova delle nostre gallinelle. Siccome noi avevamo solo galline francesine, quelle piccole che vanno a dormire sugli alberi e con le piume anche sulle zampe a mò di ghette, di uova ne mettevamo tre,  tanto erano piccoline. Voi limitatevi a metterne una, è più che sufficiente.<br />
A questo punto arrivava la parte veramente divertente! Andavo personalmente a prendere la pasta lasciata a riposare e poi mi incantavo a vedere come da quella palla la nonna riuscisse a ottenere con l&#8217;arte del mattarello una sfoglia sottile e perfetta a forma circolare. La cosa che mi faceva ridere era che al muro in cucina c&#8217;era un portamattarelli che ne conteneva ben tre, di diverse lunghezze, tipo di legno e peso. In base alla pasta che andava a tirare sceglieva l&#8217;arma più appopriata e siccome in questo caso dovevamo fare una pasta il più sottile possibile e non tirare una pasta frolla ecco che il mattarello scelto era quello più lungo e dal legno più scuro e pesante.</p>
<p style="text-align: justify;">
Una volta ottenuto il risultato, con l&#8217;apposito tagliapasta nonna ricavava dei quadrati di tre centimetri di lato e la pasta avanzata dai lati curvi veniva rimpastata, tirata di nuovo e ritagliata a quadrati, fino a quando lo scarto non era minimo. A questo punto potevo di nuovo essere d&#8217;aiuto e con pazienza mettevamo al centro di ogni quadratino di pasta un po&#8217; di ripieno e  una volta terminata questa operazione partiva la gara che non vinsi mai: facevamo a chi chiudeva prima e meglio i cappelletti. Con una velocità e un&#8217;abilità pazzesca, frutto di anni di esperienza e sicurezza estrema nei movimenti mia nonna mi batteva mediamente tre a uno e se un cappelletto non mi veniva bene me lo faceva rifare. È facile: bisogna ripiegare il quadratino con al centro l&#8217;impasto lungo la diagonale interna, poi prendere le due estremità con i medi e i pollici e unirle insieme  per dare la classica forma a cappello, stando attenti e cercare di creare un buchino al centro, per permettere una cottura uniforme. Man mano che erano pronti, disponevamo i cappelletti su uno di quei vassoi di carta coi bordi rialzati e dei piccoli disegni a rilievo che mia nonna aveva precedentemente infarinato e li lasciavamo ad asciugare. Una metà andavano nel congelatore in vista di un successivo utilizzo, l&#8217;altra metà li portavo su in casa dei miei genitori e lasciavo che mia mamma completasse l&#8217;opera: buttarli in abbondante brodo di carne bollente, che aveva cucinato lei stessa quella mattina mentre io ero giu con la nonna a giocare alla cuoca.</p>
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		<title>Trick Or Lunch</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 15:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fashion Food]]></category>

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		<description><![CDATA[A Fashion Food Project Un’estetica del cibo rientra nelle estetiche del quotidiano e nelle estetiche pratiche, in una prospettiva che mina, senza ribaltarla, la gerarchia tra quotidiano ed eccezionale e... <a class="read-more" href="http://www.parliamocibi.com/2011/09/trick-or-lunch/">Read The Rest &#8594;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>A Fashion Food Project</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-large wp-image-70" title="parliamocibi_trick-or-lunch" src="http://www.parliamocibi.com/wp/wp-content/uploads/2011/09/c-677x450.jpg" alt="" width="677" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify;">Un’estetica del cibo rientra nelle estetiche del quotidiano e nelle estetiche pratiche, in una prospettiva che mina, senza ribaltarla, la gerarchia tra quotidiano ed eccezionale e tra pratica e teoria. Come per la moda e l’abbigliamento, anche il cibo rientra in un campo definito da una funzione sia strumentale e interessata, che decorativa e ornamentale, mossa da bisogni e desideri. In questo caso il cibo di cui parliamo è cibo rappresentato, non più solo assimilato. La rappresentazione artistica del cibo è quella messa in campo, in quanto rende stabile, permanente, eterno, un oggetto che di per sé vive per essere distrutto e consumato e ne diventa quindi un’astrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine che abbiamo scelto di dare nel complesso è di tipo surrealista. Il cibo nella quotidianità viene esperienziato mentre qui è rappresentato, l’unico senso messo in gioco è la vista ed è proprio con essa che abbiamo voluto giocare con le nostre immagini. Da lontano la percezione che si ha è di qualcosa di noto: un piatto di spaghetti che sta per essere mangiato da una ragazza è decodificato nel nostro cervello in quanto a sapori e odori, lo immaginiamo caldo, la consistenza dello spaghetto fa parte del nostro pacchetto di esperienze culinarie… Abbiamo voluto proporre quattro semplici escamotage per giocare con il cibo, per proporlo e presentarlo in modo differente, non convenzionale, così come gli abbinamenti tra i capi sono un suggerimento d’uso che di essi si può fare in modo semplice.</p>
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